L’Aula della Camera dei deputati ha espresso il proprio parere favorevole sulla riforma della nuova legge elettorale, licenziando il testo che ora passerà all’esame del Senato per la seconda lettura parlamentare. Il via libera di Montecitorio è arrivato a scrutinio segreto con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti, blindando l’impianto complessivo voluto dal governo Meloni al termine di un dibattito parlamentare teso e costellato da colpi di scena.
L’iter del provvedimento era stato infatti fortemente rallentato lo scorso 14 luglio da un inatteso scivolone della maggioranza. Durante la votazione dei numerosi emendamenti, il centrodestra era andato battuto per un solo voto (187 sì contro 188 no, sempre a scrutinio segreto) su una proposta di modifica cruciale presentata da Fratelli d’Italia, Udc e Noi Moderati. L’emendamento mirava a superare il sistema delle liste bloccate introducendo un meccanismo misto con capilista bloccati e fino a tre preferenze scritte; una formula che, dopo iniziali reticenze, era stata sottoscritta anche da Lega e Forza Italia. Nonostante la compattezza di facciata e un margine teorico di circa trenta voti, l’urna segreta richiesta dalle opposizioni ha formalizzato la bocciatura, spingendo le minoranze a chiedere, invano, le dimissioni dell’esecutivo.
Archiviata la sbandata sulle preferenze, la Camera ha quindi confermato l’architettura originaria del testo base. La riforma introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza: alla coalizione o alla singola lista che riesca a intercettare almeno il 42% dei consensi complessivi verranno attribuiti d’ufficio 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto massimo di 220 eletti a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama). Qualora nessuna forza politica dovesse superare lo sbarramento del 42%, la ripartizione dei seggi avverrà secondo le regole del proporzionale puro.
Sul piano operativo della scheda elettorale, vengono confermate le liste bloccate nei collegi plurinominali, senza possibilità per l’elettore di esprimere preferenze nominative. Il premio di maggioranza sarà ripartito all’interno di listini circoscrizionali i cui candidati saranno chiaramente visibili sulla scheda di voto. Il testo impone inoltre il vincolo della doppia candidatura, obbligando i partiti a inserire i medesimi esponenti sia all’interno del listino circoscrizionale sia nei collegi di riferimento.








