Tensioni nello Stretto di Hormuz, impennata del petrolio: Brent e Wti guadagnano oltre il 3%

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Riesplodono le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz e i mercati energetici internazionali reagiscono immediatamente con una decisa fiammata al rialzo. Nella giornata odierna, i prezzi del greggio hanno registrato rialzi superiori al 3%, spinti dal timore di nuove interruzioni nelle rotte di navigazione e nei flussi di idrocarburi a seguito della ripresa delle ostilità militari tra Stati Uniti e Iran. Le quotazioni dei future sul Brent sono salite del 3,17%, attestandosi a 78,4 dollari al barile, mentre il Wti americano ha guadagnato il 3,12%, portandosi a quota 73,6 dollari.

A sostenere i listini è soprattutto l’incertezza sul reale passaggio delle navi cargo nell’area, a fronte delle dichiarazioni contrastanti arrivate nei giorni scorsi da Washington e Teheran. Come evidenziato da Giovanni Staunovo, analista delle materie prime per la banca d’affari UBS: «L’attenzione rimarrà concentrata sul numero di petroliere in arrivo, poiché un numero inferiore potrebbe avere un impatto sulla produzione; pertanto, al momento, vediamo un premio di rischio, ma anche un rischio di interruzione, a sostegno dei prezzi».

Nel medio-lungo periodo, tuttavia, la vulnerabilità strategica del Golfo Persico potrebbe ridursi drasticamente grazie al potenziamento delle infrastrutture di trasporto via terra. Secondo uno studio condotto da Goldman Sachs, l’espansione della rete di oleodotti in Medio Oriente consentirà di bypassare lo Stretto, arrivando a proteggere oltre il 60% delle esportazioni petrolifere prebelliche entro la fine del 2028. Nello scenario base dell’istituto d’affari, la capacità delle condotte alternative aumenterà di 3,8 milioni di barili al giorno entro il 2027 e di 7,3 milioni di barili cumulativi entro la fine del 2028, portando la capacità totale di bypass oltre la soglia dei 14 milioni di barili giornalieri.