Si inasprisce drasticamente la crisi geopolitica nel Medio Oriente e lungo le rotte strategiche del Golfo Persico. L’Iran ha rivendicato il blocco totale del traffico navale nello Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale per il commercio mondiale di idrocarburi che rischia di rimanere precluso a tempo indeterminato. Un’escalation difronte alla quale il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha replicato con toni durissimi, escludendo margini d’intesa e annunciando un cambio di paradigma sulla gestione delle acque internazionali: «Per cinquant’anni abbiamo garantito la sicurezza dello Stretto senza mai essere pagati. Ora lo gestiremo noi e verremo ricompensati per questo».
In un’intervista rilasciata a Fox News, il Capo della Casa Bianca ha fatto saltare il banco delle trattative diplomatiche all’indomani di un lungo e infruttuoso vertice di 11 ore, teso a definire un memorandum d’intesa. Bollando le autorità di Teheran come «negoziatori esperti ma malvagi che tergiversano da 47 anni», Trump ha rivendicato la forza dell’offensiva del Pentagono, sostenendo che le capacità militari iraniane sono state ampiamente compromesse.
La chiusura dei canali di dialogo ha innescato un immediato effetto domino sull’intera regione. Oltre ai nuovi attacchi sferrati dall’Iran contro le installazioni militari americane in Kuwait, Bahrein e Giordania, il conflitto ha registrato un grave punto di rottura nello Yemen. Gli Houthi hanno accusato l’Arabia Saudita di aver bombardato l’aeroporto di Sanaa proprio mentre era in fase d’atterraggio un velivolo con a bordo una delegazione iraniana di rientro dai funerali di Ali Khamenei. Sebbene l’aereo sia riuscito a toccare terra senza conseguenze, il gruppo armato ha proclamato la fine del cessate il fuoco e la riapertura delle ostilità con Riad, imponendo per ragioni di sicurezza la chiusura di tutti gli scali aeroportuali del Paese.








