Truffa e scommesse, Adinolfi respinge accuse al GIP: “Sono un giocatore, non un truffatore”

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Si è svolto davanti al Giudice per le Indagini Preliminari di Roma l’interrogatorio di garanzia di Mario Adinolfi, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”. Nel corso del confronto con il GIP, l’indagato ha respinto fermamente le contestazioni mosse a suo carico relative ai reati di truffa aggravata e continuata ed evasione fiscale, provando a ridimensionare il quadro accusatorio ricostruito dagli inquirenti.

Durante l’atto istruttorio, Adinolfi ha rivendicato la natura della propria attività legata al circuito di raccolta fondi da privati promosso attraverso i canali social, ammettendo la passione per il gioco ma rigettando qualsiasi profilo di dolo o raggiro ai danni dei risparmiatori: «Confermo di essere un giocatore, ma non sono un truffatore di vecchiette né un lestofante», ha sostenuto la propria difesa davanti al magistrato.

Sullo sfondo restano le pesanti ipotesi di reato formulate dalla Procura di Roma, che contestano all’indagato anche l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, l’abusivismo finanziario e l’omessa dichiarazione dei redditi. Secondo l’impostazione accusatoria, il sistema ideato da Adinolfi attirava capitali prospettando rendimenti elevati e presunte strategie infallibili sulle scommesse sportive, promettendo margini di guadagno rivelatisi poi privi di riscontro per gli investitori.