Si chiude con una ferma rivendicazione della linea nazionale ed europea la partecipazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al vertice NATO di Ankara. Nel corso della conferenza stampa finale, la premier ha affrontato i nodi centrali del summit, a partire dal delicato tema degli investimenti militari. «Vogliamo rispettare gli impegni, lo stiamo facendo e lo faremo, ma in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto», ha scandito il capo del governo italiano, ponendo un paletto preciso sulle ricadute economiche della spesa pubblica: «Se investiamo in Difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori; quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all’estero».
Sollecitata dai cronisti sulle recenti frizioni e sulle dichiarazioni al vetriolo arrivate dal Presidente statunitense Donald Trump, la premier ha scelto di non alimentare polemiche dirette, ribadendo però la coerenza del proprio posizionamento internazionale: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Con Trump ci sono affinità, dall’immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto, ma non cambio idea».
Ampio spazio è stato dedicato anche al dossier ucraino, all’indomani del bilaterale con il Presidente Volodymyr Zelensky. Meloni ha confermato il sostegno militare a Kiev — su cui il Ministro della Difesa Guido Crosetto sta completando le valutazioni tecniche —, pur precisando i contorni della propria presenza ai prossimi appuntamenti internazionali. L’Italia parteciperà lunedì al vertice della “coalizione dei volenterosi” a Parigi, ma la delegazione sarà guidata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo», ha chiosato la premier. «Non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina, ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia».








