Le dimensioni del disastro che ha messo in ginocchio il Venezuela assumono contorni sempre più drammatici ora dopo ora. Secondo i dati aggregati dal portale web governativo e dalle piattaforme digitali dedicate al tracciamento dei civili, sarebbero oltre 50.000 le persone che risultano ancora ufficialmente disperse a seguito del violento doppio sisma registrato nella notte tra mercoledì e giovedì. Il bilancio provvisorio delle vittime accertate dalle squadre di soccorso è salito a 235 morti e circa 4.300 feriti ospedalizzati, mentre l’emergenza logistica e umanitaria si fa insostenibile con almeno 70.000 nuclei familiari che hanno perso l’abitazione e si ritrovano attualmente sfollati.
In mezzo alla devastazione delle infrastrutture, i soccorritori continuano a scavare a mani nude o con l’ausilio di mezzi meccanici leggeri nella speranza di intercettare segnali di vita sotto le macerie. Un barlume di speranza è arrivato dalla città costiera di La Guaira, dove una donna è stata estratta miracolosamente viva dai resti di un condominio collassato dopo aver trascorso quasi 36 ore intrappolata nel sottosuolo. Per facilitare le operazioni di geolocalizzazione, la popolazione sta utilizzando in modo massiccio canali telematici d’emergenza per condividere dati biografici, fotografie e l’ultima posizione nota dei propri parenti di cui si sono perse le tracce.
La tragedia tocca da vicino anche la numerosa comunità di origine europea residente nel Paese sudamericano. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha diffuso una nota ufficiale per fare il punto sulla situazione dei nostri connazionali, confermando lo stanziamento di aiuti e l’attivazione dell’unità di crisi della Farnesina. In base ai primi riscontri diplomatici incrociati sul territorio, si registrano purtroppo tre vittime italo-venezuelane, mentre cinque cittadini risultano feriti e altri 35 rimangono inseriti negli elenchi dei dispersi monitorati dal consolato generale.







