Si chiude definitivamente uno dei capitoli dell’inchiesta che ha coinvolto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, in relazione al finanziamento regionale del concerto di Capodanno 2024 in piazza Duomo a Catania. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Patrizia Ferro, ha disposto l’archiviazione del fascicolo per corruzione, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura dopo lo stralcio di questa specifica ipotesi investigativa.
Oltre a Galvagno, escono dal procedimento anche Sabrina Di Capitani Di Vimercate, ex portavoce del presidente dell’Ars, l’imprenditore Sebastiano “Nuccio” La Ferlita e Giuseppe Cinquemani.
Al centro degli accertamenti vi erano alcune richieste di biglietti per eventi che, secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, avrebbero potuto rappresentare una delle utilità riconducibili a un presunto accordo corruttivo legato al sostegno economico regionale per l’evento catanese. Tuttavia, nel prosieguo delle indagini, il quadro probatorio è stato ritenuto insufficiente.
La Procura ha infatti evidenziato come, alla luce degli elementi emersi successivamente alla chiusura delle indagini preliminari, non sia stato possibile dimostrare un rapporto diretto tra i benefici richiesti e il finanziamento pubblico, facendo venir meno una concreta prospettiva di condanna.
Una valutazione condivisa anche dal gip, che nel provvedimento di archiviazione ha sottolineato come il procedimento debba essere chiuso quando gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di esito favorevole dell’accusa in giudizio.
Resta però aperto il fronte giudiziario per Galvagno su altri versanti. Il presidente dell’Ars è infatti imputato in distinti procedimenti per presunte ipotesi corruttive relative a fondi assegnati dall’Assemblea regionale e dalla Fondazione Federico II per iniziative promosse dalle fondazioni Dragotto e Bellisario, oltre a un’accusa di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio.
Galvagno ha scelto la strada del giudizio immediato. Il processo, avviato il mese scorso a Palermo, tornerà in aula il 18 giugno, data nella quale la difesa ha annunciato di voler sollevare una questione di competenza territoriale, chiedendo il trasferimento del procedimento dal tribunale di Palermo a quello di Catania.






