Usa-Iran, diplomazia e minacce si incrociano sul tavolo di Islamabad

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Il vicepresidente JD Vance sarebbe pronto a partire martedì alla volta del Pakistan, con colloqui previsti per mercoledì secondo fonti citate dalla CNN. Un passaggio che si inserisce in un contesto già carico di tensioni, ma in cui resta aperto uno spiraglio negoziale. Poco prima, il presidente Donald Trump aveva lasciato intendere che un confronto diretto è imminente, sostenendo che “i colloqui dovrebbero avere luogo” e che non ci sarebbe spazio per tatticismi.

Parallelamente, però, la linea americana resta durissima. Trump ha rilanciato con una minaccia esplicita: accettare un accordo oppure affrontare la distruzione sistematica delle infrastrutture iraniane, incluse centrali elettriche e ponti. Da Iran la risposta è stata netta. Teheran respinge ogni pressione: “non accettiamo ultimatum”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, avvertendo che a un eventuale attacco seguirà una reazione.

Nonostante il muro contro muro, resta uno spiraglio diplomatico. Secondo Ebrahim Azizi, presidente della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale, l’invio di negoziatori a Islamabad è possibile, ma solo in presenza di “segnali positivi” da parte degli Stati Uniti. Il quadro, dunque, resta sospeso tra minacce militari e tentativi di dialogo, con il Pakistan che potrebbe trasformarsi in terreno decisivo per evitare un’ulteriore escalation.