Paternò. Naso al contrattacco sullo scioglimento: “Visione distorta”

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L’ex sindaco di Paternò Nino Naso

Com’è noto il Consiglio dei ministri ha disposto lo scioglimento del Comune di Paternò per infiltrazioni mafiose, accogliendo la proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine dell’accesso ispettivo antimafia avviato dalla Prefettura di Catania. Il provvedimento è scaturito all’esito dell’inchiesta “Athena”, condotta dalla Procura distrettuale di Catania, che ha disvelato un quadro di pervasivi condizionamenti criminali nella vita politico-amministrativa della città.

Nell’ambito della stessa inchiesta, l’ex sindaco Nino Naso è stato rinviato a giudizio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, insieme ad altri esponenti politici e soggetti ritenuti contigui alla criminalità organizzata. Un elemento che, pur distinto dal piano amministrativo, rappresenta uno dei pilastri su cui si fonda la valutazione complessiva dello Stato circa l’inquinamento dell’ente locale.

Nella serata di ieri, a seguito della pubblicazione delle conclusioni che hanno portato allo scioglimento dell’Ente (relazione del ministro al Capo dello Stato e risultanze dell’accesso ispettivo prefettizio), in una lunga dichiarazione diffusa sui social Naso ha contestato duramente tali conclusioni sostenendo che dalle motivazioni emerga “una visione della realtà distorta che non mi appartiene”. L’ex primo cittadino rivendica di aver agito “nel rispetto rigoroso della legge, delle istituzioni e dei principi di legalità e trasparenza”.

Nel tentativo di ridimensionare la portata del provvedimento governativo, Naso sottolinea che “la commissione d’accesso svolge un’attività amministrativa, non giudiziaria” e che le sue valutazioni sarebbero “ipotesi, non accertamento di responsabilità”. Aggiunge inoltre che “nel decreto non risultano provvedimenti penali o contestazioni a carico del Sindaco” e che il concetto stesso di “condizionamento” costituirebbe “una valutazione discrezionale”.

Tuttavia, il decreto di scioglimento si inserisce in un contesto segnato da gravi contestazioni penali, già ritenute sufficientemente fondate dal giudice dell’udienza preliminare per disporre il rinvio a giudizio. Un dato che contrasta con l’affermazione dell’ex sindaco secondo cui “nella stessa relazione ministeriale non è dato rinvenire alcun atto riconducibile agli interessi della criminalità organizzata”.

Naso richiama anche il consenso elettorale ottenuto, affermando che l’elezione per due mandati consecutivi “attesta una scelta popolare libera e non necessariamente condizionata da terzi”. Un passaggio che non ha però convinto le autorità statali, le quali hanno ritenuto che il condizionamento mafioso possa operare anche indipendentemente dalla percezione dell’elettorato, incidendo sugli equilibri amministrativi e decisionali dell’ente.

L’ex sindaco annuncia ora una battaglia giudiziaria: “Mi batterò in tutte le sedi giudiziarie competenti affinché venga ristabilita la verità dei fatti”, parlando di una verità necessaria per tutelare “la dignità mia personale, quella della mia famiglia, ma soprattutto l’onore e l’immagine di una intera città”. A tal fine viene Naso riferisce che sarebbe stato conferito mandato al suo legale, Luigi Casiraro, per impugnare gli atti dinanzi al TAR e tutelarsi “nel pieno rispetto della legge”.

A differenza di quanto riportato nell’informativa ministeriale sullo scioglimento, inoltre, nel testo della sua replica Naso ha respinto anche qualsiasi ombra sul piano personale e patrimoniale, precisando di non avere “nessun contenzioso tributario con il Comune di Paternò” e ribadendo: “Ho sempre pagato le tasse e continuerò a farlo come ogni cittadino civile”.

Lo scioglimento del Comune segna comunque una cesura profonda nella storia amministrativa di Paternò. Al di là delle difese dell’ex sindaco, lo Stato ha ritenuto sussistenti elementi concreti, univoci e rilevanti di infiltrazione mafiosa, tali da rendere necessaria la rimozione degli organi elettivi, affidando la gestione dell’ente a una commissione straordinaria per i prossimi diciotto mesi.