Paternò. La relazione degli ispettori: “Amministrazione Naso asservita ai clan”

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Nino Naso, ex sindaco di Paternò

Alla vigilia di Capodanno è filtrata alla stampa la relazione prefettizia ed il Decreto di scioglimento del Comune di Paternò firmato dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Pagine fitte di atti, riscontri e valutazioni quelle che hanno portato il capo del Viminale a proporre lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Paternò. Un dossier che passa al setaccio uffici, settori e scelte amministrative, soffermandosi in particolare sul ruolo dell’ex sindaco Nino Naso e degli ex amministratori Turi Comis e Pietro Cirino. Come anche scritto dal quotidiano La Sicilia, nella lunga relazione si fa riferimento anche all’ex presidente del Consiglio Comunale Marco Tripoli e al vicesindaco della prima Giunta Naso, Ignazio Mannino.

Il quadro che emerge dalla relazione prefettizia e da quella della commissione d’accesso viene definito dagli stessi estensori come estremamente grave. Le conclusioni sono nette: «sussistono elementi concreti, univoci e rilevanti di collegamenti, diretti o indiretti, tra componenti dell’amministrazione comunale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso».

Ampio spazio è dedicato all’operazione antimafia “Athena”, condotta dai carabinieri di Paternò, che ha coinvolto Nino Naso, Turi Comis, Pietro Cirino, oltre al boss Vincenzo Morabito e al mafioso Natale Benvenga, accusati di voto di scambio politico-mafioso. Morabito e Benvenga sono già stati condannati in primo grado, mentre per Naso e Comis è attesa la prima udienza con giudizio immediato; Cirino ha invece optato per il rito ordinario.

Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dalla relazione riguarda la sistematica evasione dei tributi comunali. L’ex sindaco Nino Naso non avrebbe versato Tari e Imu dal 2012, presentando istanza di regolarizzazione solo dopo l’insediamento dei commissari, nel gennaio 2025. Situazioni analoghe vengono riscontrate anche per diversi consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione.

Tra i nomi non citati, che figurano con “Omissis” ma che si possono serenamente attribuire e dunque riconoscere, figurano anche altri soggetti che in questi anni hanno ricoperto incarichi apicali: questi ultimi, come detto, insieme ad altri amministratori non identificati nominativamente. Secondo la commissione, in più ambiti l’azione dell’ente sarebbe stata piegata a interessi estranei al bene pubblico, favorendo soggetti vicini o contigui a contesti criminali, con una profonda distorsione delle funzioni istituzionali.

Particolarmente critica la valutazione sul funzionamento della macchina amministrativa: la struttura burocratica non avrebbe rappresentato un argine efficace all’illegalità, anche a causa di una quasi totale assenza di verifiche antimafia preventive. Anomalie sono state riscontrate anche nella gestione di appalti e affidamenti, inclusi quelli assegnati in somma urgenza.

Sotto osservazione, in particolare, una società incaricata della gestione dei cani randagi, alla quale il Comune avrebbe riconosciuto debiti fuori bilancio per oltre 330 mila euro tra il 2017 e il 2024. Nel mirino finiscono anche i contributi economici erogati durante l’emergenza Covid a soggetti riconducibili a famiglie mafiose.

La relazione segnala inoltre l’eccessivo numero di commissioni consiliari, ritenuto responsabile di un aumento ingiustificato dei costi, e rileva criticità nella gestione della festa di Santa Barbara e nel settore dello sviluppo economico, considerati vulnerabili a pressioni e interferenze esterne.