Paternò, scioglimento Comune. La reazione di Nino Naso: “Colpa degli sciacalli”

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Il Comune di Paternò è stato ufficialmente sciolto per infiltrazioni mafiose a seguito del provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri. La decisione giunge al termine dell’attività ispettiva della commissione d’accesso, che nei mesi scorsi aveva esaminato atti e procedure dell’ente.

Poche ore dopo l’annuncio, il sindaco ha diffuso una nota sui social in cui ha espresso una valutazione critica della misura. Il primo cittadino – imputato nel procedimento per presunto voto di scambio politico-mafioso, la cui apertura è fissata per marzo prossimo – ha definito il decreto come il risultato di “scelte politiche” compiute “nonostante la correttezza dell’azione amministrativa”.

Nella sua dichiarazione, il sindaco ha ribadito che «gli atti amministrativi sono stati sempre improntati al rispetto della rigorosa osservanza delle leggi e della legalità», sostenendo che il decreto “non coglie di sorpresa”, ma confermerebbe la possibilità che valutazioni politiche determinino effetti negativi sull’intera comunità.

Il primo cittadino ha inoltre attribuito parte della responsabilità al “clima di astio e odio politico”, accusando alcuni soggetti di avere alimentato “ricostruzioni e suggestioni prive di fondamento”. Ha infine concluso con un riferimento ai presunti “sciacalli di turno”, ritenuti da lui portatori di una “maggiore responsabilità politica e morale” per la situazione in cui si trova oggi Paternò.

Con la pubblicazione del decreto di scioglimento, la gestione dell’ente passa ora alla commissione straordinaria nominata dal Governo, che amministrerà il Comune fino al ripristino delle condizioni necessarie per il ritorno alle urne.