Poco dopo la morte di Silvio Berlusconi, Pippo Baudo rivelò in un’intervista al Corriere della Sera il retroscena della cessione del palazzo di Viale Aventino a Roma, passato all’allora presidente di Fininvest come penale per la rescissione di un contratto da 50 miliardi di lire. Secondo Baudo, quando si presentò da Berlusconi per comunicargli la decisione di sciogliere l’accordo, l’imprenditore era già pronto con notaio e atto compilato: “Mi fregò”.
La versione fu però smentita da un ex manager di Baudo in un servizio di Striscia la Notizia, una circostanza che il conduttore collegò all’antipatia di Antonio Ricci nei suoi confronti.
Baudo ricordò anche l’ingresso in Fininvest dopo anni alla Rai: un vero e proprio corteggiamento professionale da parte di Berlusconi, che lo voleva come direttore artistico delle reti. Per rassicurarlo sulla presenza ingombrante di Mike Bongiorno, il Cavaliere spiegò che lo aveva già nominato presidente. In quegli stessi mesi, Berlusconi firmò anche con Raffaella Carrà.
Nei pochi mesi di permanenza a Fininvest, Baudo lanciò programmi come Festival con Lorella Cuccarini, che definì “un successo enorme”, seppure con ascolti inferiori rispetto al Fantastico 7 in Rai. In quel periodo, non mancarono gli attacchi di Antonio Ricci: “Ce l’aveva da sempre con me”, dichiarò Baudo.
A gennaio 1988, il conduttore decise di rescindere l’esclusiva, pagando una penale miliardaria e accettando di restare fermo per un anno. Fu allora che Berlusconi, consapevole delle sue difficoltà economiche, gli chiese in cambio un palazzo di proprietà all’Aventino. Baudo raccontò di aver accettato, pensando di avere tempo per trattare. Ma il Cavaliere aveva previsto tutto: “Aprì una porta ed entrò un notaio. L’atto era già pronto, con tanto di particelle catastali”.
Quel palazzo, di fronte alla sede della Fao, divenne successivamente la sede del Tg5. Enrico Mentana lo ribattezzò ironicamente “Palazzo Baudo”.








