Prefazione di Franca Maria Zappia Tringali
In un momento storico-sociale così controverso, il mondo adolescenziale vive una profonda crisi che si manifesta con un sempre maggior numero di adolescenti aggressivi e violenti spesso per futili motivi, privi di qualsiasi remora morale e sociale, inducendo erroneamente ad una sua condanna tout court- Ora, però, basta! non sono tutti così anzi nella stragrande maggioranza sono ragazzini sani, con un loro patrimonio di valori ed ideali ben radicato. Lo voglio evidenziare proprio attraverso la voce di una di loro, che, però, li rappresenta. Una voce che si esprime con una favola sull’amicizia scritta da lei, che dimostra come questo sentimento sia profondamente sentito e vissuto dagli adolescenti. Vittoria Alonzo è una normalissima ragazzina tredicenne che vive il suo tempo e questa società pervasa dai social; ama scrivere e trasmettere così, tutto il suo mondo interiore. In questa favola sull’amicizia il tempo, i luoghi perdono i loro specifici connotati geofisici per diventare, nel suo immaginario un mondo particolare in cui i personaggi vengono spogliati dei comuni stereotipi in cui sono rinchiusi e vivono la loro esperienza amicale. Il senso profondo della fiaba sta tutto nella conclusione a cui perviene. A volte sapere ascoltare un adolescente, leggere con attenzione un ingenuo scritto può essere motivo di riflessione per gli adulti spesso ingessati in pregiudizi, su come “guardare” il mondo adolescenziale.

AMICIZIA E BELLEZZA SENZA TRONO
di Vittoria Alonzo
Non inizierò questa storia con “C’era una volta” semplicemente perché “C’è ancora”, da oltre un milione di anni. Certo i tempi sono cambiati, come dice la Regina del nostro formicaio, le stagioni non sono più certe: gli inverni troppo freddi e corti, le estati afose e aride e le primavere devi saperle capire, nel senso che stanno in mezzo al freddo e al sole caldo o si nascondono dietro un brutto temporale che dura poco ma, molto spesso distrugge i nostri nidi.
Mia madre, la Regina, mi chiama Nik e mi racconta un sacco di storie sul tempo e sul lavoro, forse perché mi vede tanto distratto o forse vuole che diventi Re? Questa ultima ipotesi la scarterei, qui da noi comandano le donne. Durante la raccolta di cibo la sento sempre gridare: «Nik muoviti, aiuta i compagni a costruire il ponte. Dobbiamo passare di là!» Beh sì, noi facciamo queste cose strane, costruiamo ponti viventi unendo i nostri corpi per superare gli ostacoli ed è questo il momento che mi piace di più del nostro lavoro: “l’unione fa la forza”», come dice mia madre. «Noi mettiamo in atto delle grandi strategie per sopravvivere e ci adattiamo quasi a tutto. In verità ci adattiamo a tutto, il quasi è per me. Ha ragione mia madre quando pensa che sono distratto perché lo sono davvero, perché io penso! Ma vi sembra normale la storia delle formiche laboriose e delle cicale che se la spassano cantando? Non è così! Giuro che non è così! Ora vi svelerò un segreto».
Nik è il mio nome ma non è proprio il mio vero nome, gli amici mi chiamano Charlie. Mi chiamo così per via della mia foglia segreta dove annoto tutti i miei pensieri e soprattutto le mie canzoni. So già cosa state pensando: “ma vuoi vedere che è Nik a scrivere le canzoni per le cicale?” Ebbene sì, lo confesso, sono proprio io, anzi è Charlie che scrive, il mio nome d’arte, lo stesso che ho dato alla mia foglia segreta. In sostanza funziona così: il nostro è come dire un lavoro stagionale. Primavera ed estate si dovrebbe lavorare di più ma a parte tirare su il ponte io non faccio altro. Mi distraggo dal lavoro, come dice la Regina, per stare con Pin, la mia amica cicala preferita. Le consegno i miei testi, apportiamo le modifiche insieme e poi lei se ne va in giro a farsi applaudire da tutti.
La sua vita è una vitaccia… non pensate! Tutti che la considerano una scansafatiche però tutti lavorano allegri con le sue, anzi le mie, canzoni. Per me Pin è un pezzo di ponte, non la parte iniziale o finale, ma la parte centrale, la più importante. Non tutti la pensano come me; io e Pin continuiamo lo stesso a farci distrarre da ciò che ci piace. «Possibile che la vita sia solo lavoro? A noi piace godere del sole nascosto tra le nuvole, ascoltare il vento che sussurra nuove melodie, fare nuove amicizie, insomma vivere la vita». Pin è conosciuta da tutti, ormai è famosa, e con qualcuno dei suoi fan siamo diventati dei veri amici: la dolce Zizì, la super Kate, Molly che non molla mai e il grande ed immenso Tarik. Tarik lo chiamo io. Tutti credono che il suo nome è “King King”; ma io so bene che è Tarik il leone perché sono il consigliere della sua anima. Proprio per questo desidero raccontare la nostra storia, amici inseparabili e folli e inizio proprio da “King King” o semplicemente Tarik.
In un viaggio di tanti anni fa, io e Pin ci siamo ritrovati nel cuore della savana. Un mondo nuovo per noi perché fino ad allora avevamo abitato solo le coste del Mediterraneo. Proprio lì abitava e ci accolse con gentilezza, allegria e fiducia nel suo regno. Sembra scontato dirlo ma Tarik il leone governava meglio di mia madre: era forte, certo, ma anche saggio, proteggeva tutti e lasciava lunghe pause di svago senza assillare con il lavoro. Eravamo felici di stare lì: scrivevo senza dovermi nascondere nel nido e Pin veniva apprezzata per la sua dolce voce. Ma un giorno tutto cambiò. Un giovane coccodrillo sfidò il re Tarik con l’obiettivo di sottrargli il trono. Dopo un lungo duello Tarik venne sconfitto e costretto ad abbandonare il suo regno. Vagò a lungo per la savana e noi insieme a lui lo confortavamo con la nostra arte. Spesso durante le lunghe sere d’estate chiacchieravamo da buoni amici e durante il nostro esilio ci raccontavano come il nuovo Re della savana incutesse paura, governando con crudeltà e come il popolo soffrisse sentendosi oppresso e senza futuro.
Tarik era dispiaciuto perché per lui essere Re significava essere una guida. Lui si credeva la parte centrale di quel ponte, equilibrio per ogni cosa. Tarik era il re del ponte di mezzo: così riusciva a prendersi cura della sua gente. Non un Re su un trono ma un Re come anello di congiunzione tra i deboli e i forti. Io e Pin lo ascoltavamo sbalorditi e ogni sua parola diventava per noi una canzone, una lotta per i diritti del regno, una voce per il ritorno di Tarik. Nel frattempo il nuovo re, quel coccodrillo malvagio, aveva completamente indebolito il regno di Tarik finché un giorno scappò per non essere sbranato dai suoi sudditi, stremati da tanta arroganza e prepotenza. Ma durante la sua fuga si ritrovò in un villaggio, il nostro e, dopo averci raccontato come si era comportato, decidemmo di perdonarlo donandogli la nostra foglia dell’amicizia. Quando arrivammo nel regno di Tarik, tutti si meravigliarono a vederci insieme al nemico. Non compresero inizialmente il motivo per cui i due re stavano camminando insieme, fianco a fianco. Appena ci videro abbracciati, compresero quale miracolo madre natura aveva compiuto: il ponte più importante era stato appena completato. I due nuovi amici compresero che per essere un vero re non bisogna sedersi su un trono, ma prendersi cura della propria famiglia. Pin cantava: “Evviva i re, evviva le foglie dell’amicizia”.
Vorrei aggiungere però che durante il viaggio conoscemmo la dolce Zizì. Zizì era un po’ strana, rumorosa e quel continuo ZZZZzzz rovinava le canzoni di Pin. Io, però, sapevo che era speciale ed è per questo che diventammo grandi amici. Da allora tutti la chiamavamo dolce Zizì. Zizì nacque tra le canne di un laghetto, in una caldissima notte d’estate. Era una minuscola zanzara, diversa dalle altre. Lei avvertiva un forte disagio all’idea di pungere qualcuno e non accettava l’idea che doveva succhiare sangue per poter avere la forza di deporre le uova. Per questa sua idea faceva fatica a volare, a stare in gruppo, si sentiva emarginata.
Fu proprio in quel momento della sua vita che io e Pin la notammo e lei si accorse di noi. Beh, come si fa a non apprezzare il canto di Pin? E quelle canzoni con quelle meravigliose parole? Magari a fine racconto vi scriverò una mia canzone, forse! Affascinati da Zizì per la sua stranezza, la portammo in un prato profumatissimo. La savana regalava emozioni uniche e noi volevamo che Zizì le vedesse. Basta con laghetti putridi e con rane noiose. Zizì non era mai uscita e seppur con un velo di malinconia si unì a noi. Eravamo un po’ preoccupati ma il canto di Pin riusciva a mettere sempre di buon umore e finalmente, con i miei tempi perché sono sempre una formica, arrivammo nel nostro amato prato. Zizì sembrava avere un po’ di ostilità per quel nuovo luogo ma poi si avvicinò ad un fiore dove c’era una meravigliosa farfalla. Zizì, allora, volò veloce verso di me e mi disse: «forse posso fare lo stesso anch’io?». Le risposi: «ma certo, il nettare è dolce e nutriente e finalmente non dovrai pungere più nessuno per vivere». Lei provò ad infilare la sua proboscide in un fiore e con sorpresa scoprì che il nettare aveva un sapore squisito, diventando da quel giorno la prima zanzara a vivere senza succhiare sangue. Certo all’inizio le altre zanzare la prendevano in giro. «Sei strana, Zizì! Non sopravvivrai!» Ma lei era felice e, col tempo, altre zanzare iniziarono a seguirla. Scoprirono che il nettare dava loro energia senza bisogno di fare del male a nessuno.
E così, grazie al coraggio di una piccola zanzara, nacque la prima colonia di zanzare mediterranee, che anziché infastidire, aiutavano i fiori a crescere, diventando le più insospettabili amiche della natura. La dolce Zizì divenne un esempio per tante colonie future e Pin ed io scrivemmo una nuova canzone: “Viva i fiori”. Nei viaggi si sa che si scoprono posti nuovi, si fanno nuove amicizie, ma in fondo tutti i luoghi si somigliano un po’ e lo stesso evento sembra ripetersi in una condizione diversa. Questo mio pensiero mi riporta alla mente una vecchia amica, anzi due: la super Kate e Molly che non molla mai. Due sorelle inseparabili, così diverse ma complementari, proprio come me e Pin. Kate era velocissima, pazzerella, una piccola ape fulminea. Molly invece era riflessiva, tenace, profonda. Le incontrammo in un campo di margherite, in un pomeriggio di vento forte. Kate volava a zig zag, Molly invece aspettava che le raffiche calassero per poter ripartire. «La pazienza è la virtù dei forti», ci disse. Pin la prese subito in simpatia, mentre io, lo confesso, avevo un debole per Kate, irriverente e sfacciata.
Ci unirono subito la voglia di cambiare le cose, di credere nei sogni. Kate sognava di costruire una scuola per insetti ribelli, Molly voleva una biblioteca tra i petali dei fiori, io ovviamente proponevo un teatro, mentre Pin ci obbligava a pensare a una sala concerti. Così, un po’ per gioco, fondammo la Compagnia del Polline, con l’idea di diffondere cultura, arte e amicizia tra le diverse specie. Da quel momento, ogni primavera, ci ritrovavamo nello stesso prato e mettevamo in scena uno spettacolo nuovo, un musical che faceva ridere e piangere, cantare e ballare.
Un giorno però Kate non arrivò. Attendemmo ore, poi giorni. Nessuna notizia. Scoprimmo che era stata catturata da un bambino durante una gita. Aveva cercato di fuggire, ma era rimasta ferita. Fu Molly a trovarla, nascosta sotto un cespuglio, la sua ala rotta, ma il suo spirito intatto. Con grande forza, Molly la curò, le stette accanto giorno e notte. Io scrissi una ballata dedicata a loro due, la chiamai “Ape Regina e Regina dell’Attesa”, e Pin la rese un successo.
Kate non volò più come prima, ma diventò la più grande insegnante della scuola per insetti ribelli, dove ogni giorno ripeteva: «volare è bello, ma sapere dove si va è meglio». E Molly? Beh, lei non mollò mai. Fu lei a tenere insieme la Compagnia del Polline, anche quando alcuni smisero di crederci, anche quando il vento portava lontano i sogni.
Ora viviamo tutti in una grande radura, piena di fiori, ponti e note musicali. Tarik ci viene a trovare ogni tanto, Zizì ha una colonia tutta sua, Molly scrive libri, Kate insegna con una bacchetta fatta di lavanda, Pin canta ogni giorno e io… beh, io continuo a scrivere. E ogni volta che ci riuniamo, mettiamo un nuovo pezzo in quel ponte fatto di foglie, parole, suoni e coraggio. Lo chiamiamo il Ponte di Mezzo, quello che unisce chi pensa di non avere nulla in comune, e invece ha tutto da condividere.
Perché, come dice sempre Pin, “non c’è regno, savana o prato che valga più di un’amicizia vissuta”.






