Sulla vicenda di Garlasco, Carlo Nordio non usa mezzi termini: “Comunque finisca, finirà male”. Il ministro della Giustizia, ospite al Caffè de La Versiliana a Marina di Pietrasanta, ha commentato con amarezza la paradossale odissea giudiziaria che ha portato l’imputato a scontare 10 anni di carcere, mentre oggi spunta l’ipotesi che forse non sia lui il colpevole.
“Potrebbe esserci un terzo uomo”, ha detto Nordio, “ma dopo 18 anni, dimostrarlo con un esame del Dna è molto difficile”. Il guardasigilli punta il dito anche contro l’inerzia sistemica: “Un’indagine lunghissima, costosa e dolorosa. La lentezza della giustizia nasce anche dalla paura di arrendersi all’evidenza”.
La storia di Garlasco, iniziata nel 2007 con l’omicidio di Chiara Poggi, è diventata il simbolo di un sistema giudiziario che gira su se stesso, tra sentenze ribaltate, verità provvisorie e inchieste che non finiscono mai. “Assolto in primo e secondo grado, poi condannato”, ha ricordato Nordio. E ora, forse, un colpo di scena finale. Ma a prescindere dal verdetto, il danno umano e istituzionale è già compiuto.







