Nordio al Senato: “La Riforma non umilia i magistrati, li libera dalle correnti”

Sharing is caring!

Secondo Carlo Nordio, la vera indipendenza della magistratura deve iniziare da dentro.
Durante la sua replica al Senato sulla riforma della Giustizia, il ministro ha sottolineato che la magistratura italiana, sebbene formalmente autonoma rispetto alla politica, resta imprigionata in un sistema di potere interno fatto di correnti e logiche di appartenenza.

“I magistrati non sono liberi da sé stessi”, ha dichiarato Nordio, accusando l’attuale assetto associativo di esercitare una pressione silenziosa ma pervasiva. “In pubblico manifestano contro certe riforme, ma in privato ti dicono che sono d’accordo. Non possono esporsi perché rischiano l’emarginazione all’interno della struttura di potere delle correnti”.

Il Guardasigilli ha quindi difeso con forza l’impianto della riforma: “Non è un’umiliazione dei magistrati, ma un passo per restituire loro dignità e libertà di pensiero”.
Un’affermazione destinata a riaccendere il confronto con le toghe, ma che chiarisce l’obiettivo politico del ministro: allentare la presa delle correnti sull’autonomia individuale di chi amministra la giustizia.