Un’aula magna gremita, applausi e standing ovation: è stato un vero e proprio omaggio quello che l’Università Statale di Milano ha riservato a Ornella Vanoni, insignita della laurea honoris causa in Musica, Culture, Media e Performance. La cerimonia, tenutasi con puntualità meneghina alle 17, ha assunto i toni di una rappresentazione teatrale, culminata con un intervento intimo e brillante della cantante e attrice, che a settembre compirà 91 anni.
Accolta dagli accademici in toga e da un lungo applauso del pubblico, Vanoni è apparsa visibilmente emozionata ma composta. Dopo gli interventi della rettrice Marina Brambilla, del direttore del Dipartimento di Beni Culturali Giorgio Zanchetti e del presidente del Collegio didattico Emilio Sala, è salita sul palco per raccontare la sua vita artistica con il tono confidenziale che da sempre la contraddistingue.
“Se i miei genitori potessero vedermi, impazzirebbero di gioia”, ha detto. “A scuola ero una cialtrona, un’ignorante. Ma ho cominciato a studiare davvero quando sono diventata la compagna di Giorgio Strehler: seguivo le prove, imparavo, leggevo fino all’alba, anche Trockij in tedesco”. Poi l’aneddoto sull’incontro con Gino Paoli: “Un omino piccolo e brutto, gli chiesi di scrivermi una canzone. Era lui”.
L’incontro si è concluso con una battuta teatrale: “Sono qua. Crocifiggetemi”, seguita dalla consegna della pergamena e di un mazzo di fiori gialli.
Tra i presenti in sala, la senatrice Liliana Segre, che ha ricordato con affetto il legame con Vanoni, il giornalista Marco Travaglio, i conduttori Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, il cantautore Mahmood e il compositore Mario Lavezzi.







