Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di non poter garantire la sicurezza dei leader stranieri che parteciperanno a Mosca, il prossimo 9 maggio, alla parata per gli 80 anni della vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale.
“Non si sa cosa la Russia voglia fare quel giorno – ha detto – potrebbe mettere in atto incendi o esplosioni per poi accusare l’Ucraina”. Zelensky ha inoltre affermato di non voler creare un clima favorevole che consenta a Putin di uscire dall’isolamento internazionale, e ha rilanciato la proposta di una tregua di 30 giorni.
Parlando dell’ex presidente Usa, Zelensky ha aggiunto che Donald Trump avrebbe iniziato a rivedere le sue posizioni sul conflitto ucraino dopo l’incontro in Vaticano per i funerali di Papa Francesco, segnando una svolta rispetto allo scontro con l’amministrazione Biden avvenuto a fine febbraio.
Immediata la replica da Mosca. Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha scritto su Telegram che Zelensky “respinge la proposta di tregua di tre giorni per il 9 maggio” e ha definito le sue parole una provocazione verbale. Poi ha aggiunto: “Nel caso di una vera provocazione il Giorno della Vittoria, nessuno può garantire che il 10 maggio Kiev esista ancora”.






