Renzi: “Adesso bisogna chiudere la Repubblica giudiziaria”

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Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Pubblichiamo alcuni stralci di «Controcorrente», il nuovo libro di Matteo Renzi (Piemme, 272 pagine, 17.90 euro) che uscirà martedì 13. L’ex premier racconta la caduta del governo Conte, poi seguita dall’arrivo di Draghi premier: «L’ho fatto e lo rifarei – spiega l’ex premier nella prefazione – dunque, senza alcun dubbio. Sono convinto che il nostro gesto abbia aiutato in modo decisivo l’Italia a svoltare.

Silvio Berlusconi

E ripenso al fatto che sulla vicenda di mia mamma il politico che mi è stato umanamente più vicino è Silvio Berlusconi. Le ironie si sprecheranno, lo so. Gli odiatori non credono che anche i politici abbiano una dimensione umana. E tutte le volte che vengo avvicinato a Berlusconi si scrivono fiumi di inchiostro su una relazione speciale che tale in realtà non è stata. Con Berlusconi, checché se ne pensi, abbiamo condiviso molto meno di quello che si dice. C’era il patto del Nazareno, vero, ma poi è saltato per responsabilità che attribuisco a lui in via esclusiva. Poi, nel merito abbiamo dialogato spesso, ma Forza Italia non ha mai votato la fiducia al mio Governo, fiducia che invece ha votato a Monti, Letta, Gentiloni, Draghi. Però, quando si parla di mamme, Berlusconi ha un tratto di umanità profondo e raro da ritrovare. È simpatico, nel senso greco del termine: sa soffrire insieme. Nella telefonata di pochi minuti che mi ha fatto nelle ore successive all’arresto ho avvertito un tratto di verità nella sua condivisione che molti colleghi di partito non mi hanno concesso per una vita intera.

Maria Rosaria Rossi

Tra gli acquisti del mercato di Palazzo Chigi, il colpo più a sorpresa è Maria Rosaria Rossi. Stretta collaboratrice di Silvio Berlusconi, veniva definita dalle colonne degli house organ grillini «la badante dello Psiconano», con una delle consuete oscene espressioni tipiche della violenza verbale a Cinque Stelle. E invece, adesso che serve per salvare il Governo, Maria Rosaria Rossi smette di essere ricordata anche come coimputata del Cavaliere nel processo Ruby e diventa una madre della patria, una nobildonna capace di una scelta di coraggio: abbandonare Forza Italia per salvare l’avvocato grillino.

Quando vedo la scena dei grillini entusiasti in buvette per il voto della Rossi, non provo rabbia ma sincera ilarità. Penso però che per essere intellettualmente onesti, i Cinque Stelle dovrebbero organizzare una processione ad Arcore per scusarsi con Berlusconi di tutti gli epiteti rivoltigli in questi anni. Perché nel momento in cui celebrano il trasformismo di Maria Rosaria Rossi da complice del Cavaliere a salvatrice della patria stanno seppellendo non solo il grillismo. Ma anche e soprattutto ciò che rimaneva, se rimaneva, della loro dignità.

Giustizia/1

In questo momento di crisi della magistratura, per evitare che si arrivi ad avverare la profezia di Massimo Bordin, storico e compianto direttore di Radio Radicale, per il quale alla fine i magistrati si sarebbero arrestati tra di loro, bisogna tutti fare un passo indietro. E bisogna chiudere la lunga stagione della «repubblica giudiziaria».

I primi alleati in questo progetto sono i magistrati italiani che fanno bene il loro mestiere. Sono la stragrande maggioranza. Alla politica viene chiesto solo di mettere da parte l’ipocrisia. E la stessa cosa va chiesta alla stampa e agli opinionisti. Come funzionano, o forse funzionavano, le cose è fatto notorio. Come è fatto notorio che certe redazioni sono la buca delle lettere delle veline degli inquirenti.

Facciamo tutti un passo indietro per far fare al sistema della giustizia un passo in avanti. Non sono certo che queste cose si faranno. Ma so che ci dobbiamo provare tutti insieme. Ascoltandosi e facendosi carico delle ragioni degli altri. E se questo Parlamento, per paura, si tirerà indietro, i referendum radicali saranno l’occasione di una nuova svolta culturale, prima ancora che politica.

Perché nel 2022 la guerra dei trent’anni deve finire. In un modo o nell’altro è tempo di scrivere la pace. Consentire ai magistrati di giudicare i reati, permettendo ai politici di scrivere le leggi, garantendo alla stampa di raccontare i fatti. Senza fare l’uno il mestiere dell’altro. Perché la democrazia liberale senza separazione dei poteri non è più democrazia, non è più liberale.

Giustizia/2

Ormai hanno capito che possono diffamarmi ma non possono fermarmi. Anche perché più diffamato di così sarebbe tecnicamente impossibile. Si giocano allora l’ultima carta, la velata minaccia giudiziaria. È il 10 gennaio 2021 e, come sempre, per capire quello che succede nel campo di gioco degli avversari bisogna leggere «il Fatto Quotidiano». Basta la prima pagina, per capire. Dopo che per giorni si è ironizzato sui penultimatum di Italia Viva, sul fatto che puntiamo soltanto a qualche poltrona, sui nostri bluff e sulla nostra partita di poker, improvvisamente il «Fatto» torna all’attacco sul versante giudiziario. Ha capito che non scherziamo e allora gioca il carico. L’indagato Renzi sempre più nei guai. Diciamolo con le parole delle canzoni: «certi amori non finiscono mai». Fanno giri immensi e poi ritornano. E l’amore di una certa sinistra e di una certa stampa per l’utilizzo politico delle indagini non finisce mai.

Il «Fatto Quotidiano» è nato e cresciuto in questo humus. E, paradosso dei paradossi, è un quotidiano diretto da un giornalista, Marco Travaglio, che tecnicamente non solo è indagato ma è un pregiudicato, condannato con sentenza passata in giudicato. Eppure è riuscito a intestarsi l’esclusiva dell’onestà. Un po’ come ha fatto un altro pregiudicato, Beppe Grillo, altro uomo condannato con sentenza passata in giudicato per una tragica vicenda. Il condannato Travaglio si permette di etichettare come reprobi gli indagati, il condannato Grillo fonda il partito dell’onestà. Che poi è come dire che Dracula diventa socio onorario dei donatori di sangue.

Il «Fatto» lancia un avvertimento. A freddo, senza notizie che giustifichino questo titolo. L’indagine di cui si parla è aperta da anni. Dov’è la novità? Probabilmente pensano che scatti in me un meccanismo di autotutela: se provo a mettere in crisi il Governo e Conte ottiene la maggioranza, chissà che non mi venga paura anche per il mio destino personale e per i miei processi. Insomma: caro Renzi, ricordati che sei indagato. Pensano di farmi paura e a me viene semplicemente da rispondere come Troisi in una scena di «Non ci resta che piangere»: «E mo me lo segno». IlGiornale.it

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