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Al via tra le polemiche la Festa del PD Contestato Delrio. E fuori la sinistra

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di Redazione

Gazebo, refettorio e megaschermo. Ma anche polizia, carabinieri e metaldetector. La Festa Nazionale dell’Unità inaugurata ieri a Catania non si fa mancare nulla, sebbene gli organizzatori e i vertici del PD insistano sulla necessità storica di una festa “discreta”, necessità che si sarebbe posta, dice il sindaco Enzo Bianco, «anche senza la tragedia del terremoto in centro Italia nei giorni scorsi». Ma di discreto, in questo avvio di convention democratica, non c’è nulla: da giorni si susseguono le polemiche, anche relativamente al luogo prescelto per ospitare lo stato maggiore del PD. Mancherebbero le autorizzazioni per l’utilizzo della Villa Bellini, denunciano le opposizioni. Di più, per due settimane si terrà occupato un sito che la Protezione Civile utilizza come luogo di raccolta in caso di terremoto. Il che fa riflettere, in queste ore di dolore e accuse incrociate sulla mancanza di prevenzione. 

Da lì, dal terremoto, partono tutti gli interventi di questa prima giornata di festa democratica a Catania: entrambi gli incontri previsti per il pomeriggio, l’inaugurazione con il presidente del PD Matteo Orfini, il vicesegretario Deborah Serracchiani, il sindaco Enzo Bianco, il presidente della Regione Rosario Crocetta e i segretari locali Fausto Raciti e Enzo Napoli, e poi il dibattito serale con il ministro Graziano Delrio e la stessa Serracchiani, sono introdotti da un minuto di silenzio per le duecentonovanta vittime accertate del disastro del 24 agosto. Poi però parte la discussione politica: e si va a parare ben presto, complice l’imminente fine dell’estate, sul referendum costituzionale previsto in autunno. «La posizione del PD è chiara – scandiscono Orfini e la Serracchiani, per placare le polemiche interne al partito e il ribollire del correntismo in questa fase delicata – il PD ha scritto questa riforma e ha tutto il diritto di fare campagna per il Sì alle Feste dell’Unità». Le quali, sin dal titolo, sono inequivocabili: “L’Italia che dice Sì”.

L’apertura è tutta per Bianco e Crocetta, l’uno in qualità di anfitrione dell’appuntamento («Il primo in Sicilia e il secondo nel Sud Italia», ripetono orgogliosamente tutti gli ospiti), l’altro in qualità di invitato, cosa niente affatto scontata visti i rapporti poco idilliaci con la dirigenza e con lo stesso Orfini, protagonista qualche tempo fa di un acceso siparietto in Direzione Nazionale proprio con Crocetta. Nessun endorsement preciso, per il momento, arriva sull’ipotetica candidatura di Bianco alla presidenza della Regione nel 2017: tanto meglio per Crocetta, che sentendosi saldo sulla poltrona per l’ultimo anno di mandato si lascia andare a romantici ricordi di Feste dell’Unità del passato e occupazioni di fabbriche. Se l’intervento si protrae un po’ più del previsto poco male, la serata estiva è fresca e il ministro Delrio non è ancora arrivato.

Tocca ad Orfini ritornare al tema del referendum e invitare la platea «ad un dibattito il più possibile aperto: su questo palco tutte le idee potranno essere espresse». Non la pensa così la security democratica, che nel pomeriggio cerca di tenere fuori il leader di Catania Bene Comune Matteo Iannitti: solo dopo qualche protesta Iannitti riesce ad entrare alla Villa Bellini, dopo essere stato “autorizzato” dal dirigente romano del PD Daniele Palmisano. Su Facebook si grida alla repressione antidemocratica: «Questa è la città amministrata da Enzo Bianco e non è affatto primavera. E’ mafia, corruzione, regime, istituzioni deboli con i forti e forti con i deboli… ma è anche la speranza e la voglia di cambiare tutto».

Intorno alle otto e trenta inizia l’incontro con il ministro Delrio e Deborah Serracchiani, insieme con Maurizio Gentile delle Ferrovie dello Stato. Tema: “Così sblocchiamo l’Italia”, che visto il clima di questi giorni risulta di particolare interesse. Ma anche qui non sono tutte rose e fiori: poco dopo che il ministro ha iniziato a parlare i fischietti delle Forze dell’Ordine avvertono che c’è una contestazione in corso. Delrio cerca di proseguire ma è costretto a fermarsi quando i manifestanti – insegnanti, pare di capire – iniziano a scandire “Costituzione” per poi accusarlo di sciacallaggio sul terremoto di qualche giorno fa. La polizia riesce a disperdere i contestatori e il dibattito può continuare, toccando ancora una volta i temi del sisma, i provvedimenti del Ministero delle Infrastrutture in Sicilia e al Sud Italia, i fondi europei, il referendum e da ultimo il futuro matrimonio tra Ferrovie dello Stato e Anas, cui l’ingegner Gentile dà il suo assenso. Si scaldano i motori, poi, per il concerto di Patty Pravo previsto per le 22, ma anche lì non mancano le polemiche. A qualcuno pare sospetto che nella città ai piedi dell’Etna non sia stato invitato a cantare Franco Battiato. «Posizioni troppo diverse…», si maligna.

 

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