Quote rosa: la “parità di genere” come umiliazione alla donna

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di Roberta Barone

Era il 1961 quando Oriana Fallaci pubblicava “Il sesso inutile” viaggiando intorno alla figura della donna nel mondo. Solo nel 1975 si sarebbe invece immedesimata, forse in prima persona, nel tormento interiore di una mamma, nel tragico significato dell’aborto. Ma é nella parte iniziale che la stessa scrittrice concentra il suo più profondo messaggio: “Evito sempre di scrivere sulle donne (…) Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.

Il senso era proprio quello che traspare anche nelle parole di Ida Magli, la scrittrice che meglio di chiunque altro ha saputo criticare un certo femminismo deleterio e tipicamente italiano, quello dell’ipocrisia. La donna paragonata ad una specie protetta di animale che, per sopravvivere dalla caccia dell’uomo, ha bisogno di un trattamento speciale le cui regole vengono emanate da un uomo stesso. Non un documento Cites (Protezione specie minacciate di estinzione) ma una legge elettorale che rischiava di ridurre la donna ad un conteggio di percentuali e di condurla in un canale di auto discriminazione, raggiungendo uno scopo tutto opposto a quello per cui è stata battezzata.

Tutto normale, siamo in Italia. Siamo in quel Paese che rischia di sprofondare insieme a tutti i popoli dell’Arca di Noè, quei popoli europei costretti a sentirsi uniti dietro gli sbalzi di una moneta unica ma considerata più forte; in quel paese dove il femminicidio arricchisce un dizionario che fa finta di non conoscere la parola “giustizia”. Ma poco importa se in Italia le quote che preoccupano ed uccidono sono ben altre, perché la pubblicità del pranzo servito a tavola dalla mamma, piuttosto che dal papà, farà sempre parlare troppo chi non avrà di meglio da offrire ad una politica asservita a quei poteri che la alimentano per proprio tornaconto finanziario.

Un colore, quello delle famose “quote rosa”, che ha arricchito le prime pagine dei più grandi giornali nazionali senza impoverire, con la sua bocciatura, le attitudini di chi arriverà in alto senza la spinta di alcun privilegio ricollegabile al proprio sesso.

Poco è mancato per far sì che la mobilitazione bipartisan per la “parità di genere” si traducesse nell’introduzione delle “quote rosa” nell’Italicum: la bocciatura di tutti gli emendamenti sull’argomento proposto da 90 parlamentari avrebbe subito causato la rivolta delle donne del Partito Democratico ma anche un soffio di sollievo da parte di tutte quelle donne che fin dall’inizio hanno risposto con profondo scetticismo ad una misura che poco aveva a che vedere con i veri diritti delle donne. E non parliamo di quelle donne la cui opinione potrebbe benissimo essere influenzata dal gioco politico in cui si ritrova il partito di appartenenza ma di donne comuni, mamme, intellettuali, donne dello spettacolo e cosi via. Donne che non hanno bisogno di paragonarsi all’uomo per ricoprire quei posti che, in una società normale, richiederebbero i soli requisiti di merito e capacità.

Esemplare ad esempio, la riflessione di Fiorella Mannoia contro la posizione espressa dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, in merito all’occasione persa per la riforma elettorale: “Personalmente non sono queste le cose che mi offendono – scrive la cantante sulla pagina Facebook- mi offende aspettare l’otto marzo per parlare di violenza sulle donne, mi offende vedere donne in parlamento che sono arrivate li con altri mezzi che non siano quelli della competenza, mi offende dover obbligare un presidente del consiglio “maschio”, a scegliere per decreto delle donne ministro, mi offende non poter votare direttamente il politico che mi deve rappresentare maschio o femmina che sia”.

Altro che parità, per l’opinione comune le quote rosa avrebbero solamente umiliato le donne, sottolineando una palese diversità di trattamento tra uomo e donna, tra chi decide e chi ringrazia, tra chi rifiuta la sfida fingendo di farti vincere a braccio di ferro e chi invece vince ogni giorno con la propria testa.

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