Il giorno di Silvio. Pomeriggio a Catania, stasera su Canale5

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di Stefano Zurlo

Si conoscono da una vita e si danno del tu. Anche questa sera, quando si ritroveranno per un faccia a faccia sugli schermi di Canale 5. Maurizio Costanzo e Silvio Berlusconi. L’anchorman che ha segnato, sia detto senza retorica, un tratto del costume e della società, il giornalista nazionalpopolare dal fiuto infallibile, ma anche lo sceneggiatore raffinato e l’inventore del Maurizio Costanzo Show, ovvero il talk show più longevo nella storia della tv.

Silvio Berlusconi insieme a Maurizio Costanzo negli studi di Canale5 per "L'Intervista"

Silvio Berlusconi insieme a Maurizio Costanzo negli studi di Canale5 per “L’Intervista”

L’imprenditore che ha creato un impero, ha portato il Milan in vetta all’Europa, ha inventato il centrodestra tricolore e interpretato da protagonista la scena politica nell’ultimo quarto di secolo. Due grandi vecchi, se non fosse che l’espressione abusata è diventata una banalità. Il Cavaliere ha spento le 81 candeline, Costanzo lo tallona a quota 79. Entrambi sono stati dati per finiti non si sa quante volte e invece sono ancora padroni del palcoscenico. Il marito di Maria De Filippi vive una seconda giovinezza con il format L’Intervista, questa sera eccezionalmente in prima serata con stravolgimento in corsa dei palinsesti e sfratto del film originariamente programmato; il leader di Forza Italia vola nei sondaggi e la sua coalizione, sia pure con le frizioni sull’asse con Salvini, punta a sbancare alle prossime elezioni.

Rieccoli, dunque, a parlare di Putin, che il Cavaliere è andato a trovare in Russia anche nelle scorse settimane, e poi dell’imminente prova elettorale e di altri temi, come dire, universali: l’eterna discussione sulla possibile discesa in campo della primogenita Marina, evocata infinite volte ma mai realizzata, e ancora le alterne fortune del club rossonero, ora in mani cinesi dopo una laboriosa e dolorosa trattativa.

Insomma, un colloquio che va oltre le domande e le risposte e deve essere letto tenendo conto del contesto: le espressioni, i silenzi e i sorrisi, l’imponente apparato di immagini e filmati che i due, e i telespettatori con loro, vedranno dalle poltrone degli studi Elios di via Tiburtina. Soli, loro soltanto, sotto i riflettori, con il carico dei ricordi, dei giudizi, degli umori e, perfino, dell’ultimo maligno risvolto della cronaca giudiziaria: è di questi giorni lo spiffero che Berlusconi è indagato per la terza volta in diciannove anni come mandante delle bombe stragiste del ’93, dunque pure per l’attentato cui Costanzo scampò miracolosamente nel ’93. Un’ipotesi definita dallo stesso giornalista come «ridicola».

Si comincia con Marina. «Per molti – introduce Costanzo – Marina è la tua erede politica, io immagino pure che ne abbiate parlato». «Si, ne abbiamo parlato per escluderlo tassativamente», replica il Cavaliere. «Ne hanno parlato molto gli altri a sproposito, ma io non accetterei mai che uno dei miei figli subisse tutto quello che ho dovuto subire io essendo in politica». Il prezzo da pagare è troppo alto: indagini senza fine, processi a raffica, avvisi di garanzia e iscrizioni nel registro degli indagati su tutto lo scibile umano: dalla corruzione dei giudici all’ultima, incredibile e sciagurata ipotesi che il Cavaliere sia uno dei burattinai sporchi di sangue che hanno tirato i fili di Cosa nostra.

Poi, Costanzo vira verso l’amato Milan, un altro dei miracoli di Silvio, una striscia unica di successi, ma anche un’epoca che si è chiusa con il passaggio del club a una cordata cinese. «Tu – butta lì il presentatore – non sei più andato allo stadio, secondo me». «No – conferma l’intervistato punto sul vivo – non sono più andato, mi guardo il Milan in televisione e sto male». Parole che lasciano affiorare l’amore e la nostalgia per la squadra che con il Cavaliere ha vinto tutto.

Ma non c’è solo questo nel ricco menu della serata evento. Il dialogo, sempre animato da immagini suggestive, si sposta verso la contesa delle urne. Costanzo, che non ama gli spagnolismi e i fregi barocchi, va giù diretto: «Vinci stavolta?». «Penso di sì – è il messaggio carico di ottimismo che lancia Berlusconi – c’è un’atmosfera molto favorevole che trovo in giro intorno a me e penso se andasse un movimento ribellista, un movimento pauperista, giustizialista al governo». Non è una novità. Da tempo ormai il Cavaliere va ripetendo che l’avversario numero uno, quello che più lo preoccupa, non è il Pd di Matteo Renzi, ma i Cinque stelle di Beppe Grillo e Luigi Di Maio. «Persone incapaci – prosegue implacabile Berlusconi – che non hanno né arte né parte, della loro incapacità è prova la gestione che fanno delle città dove sono all’amministrazione e soprattutto delle persone l’86 per cento dei loro parlamentari non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi e quindi non hanno mai lavorato, non hanno mai saputo fare qualcosa di buono né per sé né per le loro famiglie, hanno un odio verso chi produce». Sono, secondo questa lettura, agli antipodi del modello Berlusconi e della sua storia di successo.

Sugli schermi corrono le immagini: mamma Rosa, i trionfi alle elezioni, le immagini giovanili di Silvio, prima che tutto accadesse.

Ora si cambia scenario e si passa a Putin. Costanzo si inerpica su un dettaglio afferrato nel corso di una visita: «Venni a casa tua, c’era una fotografia di te con Putin con una cornice d’argento che gli dovevi mandare, poi lui è venuto in Sardegna». «Sì – ammette Berlusconi – c’è un rapporto di vera, profonda e sincera amicizia. Lo considero il numero uno fra i leader del mondo e conto su di lui anche per il nostro comune avvenire». Un elogio senza se e senza ma, ma da collocare nella fitta rete delle relazioni internazionali in un momento molto difficile: siamo nel periodo in cui, come ammonisce Papa Francesco, si combatte a pezzi la Terza guerra mondiale. «Oggi – aggiunge il Cavaliere – siamo ripiombati in quella che era l’angoscia nostra nella guerra fredda, l’esistenza di due arsenali nucleari capaci di distruggere il mondo dieci volte».

Siamo quasi alla fine, papà Silvio, a tutto schermo, sorride stretto fra le figlie Barbara ed Eleonora. Lo scambio di battute va avanti: la coppia sembra collaudata e paiono lontani gli anni in cui, come il poliedrico talento di mille trasmissioni ha raccontato di recente a Repubblica, Berlusconi prima di mettere piede nel mitico teatro Parioli per il talk era «agitatissimo», gli stessi anni in cui il Cavaliere lo convocava a casa sua alle 8 del mattino, si metteva di fronte a lui con un blocco, lo faceva parlare e prendeva appunti, gli stessi anni in cui provò a iniziarlo al jogging: operazione fallita perché il presentatore non toccò mai la tuta ricevuta in dono. Altri tempi.

Ora il conduttore prova a rimettere insieme i pezzi della narrazione e sceglie, come sempre, una domanda semplicissima: «Cosa c’è dietro l’angolo?». Un altro modo per tornare sulla competizione elettorale che dominerà l’agenda dei prossimi mesi. «Dietro l’angolo – ribadisce l’ex premier – c’è questa atmosfera di ottimismo per una nostra vittoria perché, vedi, l’unica colpa che io mi addebito nella politica è non essere riuscito a convincere il 51 per cento degli italiani a darmi fiducia». E qui il Cavaliere lancia un ultimo monito contro il «pericolo» grillino, prima di chiudere promettendo una lotta senza quartiere contro «l’oppressione burocratica, fiscale e gjudiziaria». IlGiornale